architettura

Nel dicembre 1981, quando Gian Marco Moratti, marito di Letizia Brichetto Arnaboldi, decide di acquisire la totalità della proprietà, per Cigognola inizia una nuova avventura.

L’anno seguente, un disastroso incendio distrugge gran parte dell’edificio. Gian Marco e Letizia Moratti ne affidano la ricostruzione a Renzo Mongiardino, leggendario maestro di décor storicistico, cui erano legati da amicizia e da precedenti rapporti di committenza.

Rinascono così ambienti luminosi, in una carrellata di ornati fantastici che impiegano arredi, opere pittoriche e oggetti d’antiquariato accanto a geniali reinvenzioni mongiardiniane.

Damier murali quattrocenteschi fiorentini si miscelano a citazioni manieriste di Palazzo Te a Mantova, a ispirazioni tratte dal soffitto miniato della chiesa di Zillis a Thusis, nel Grigioni.

Mongiardino lavora fianco a fianco con Letizia Moratti lungo l’intero itinerario creativo. Molti dei suoi migliori artigiani, in seguito confluiranno nella scuola di arti e mestieri della Comunità di San Patrignano, istituzione di recupero dalla tossicodipendenza e di formazione professionale, fino dagli esordi sostenuta con passione dalla famiglia Moratti.

Cigognola presenta una pianta che si articola in diversi corpi di fabbrica, circondati da una cinta muraria a da un terrapieno, sui quali svetta un’alta torre merlata dai lunghi beccatelli. Una scalinata di accesso si diparte dal cortile poligonale interno.

L’effetto che il castello produce sul passaggio circostante è fiabesco, rievoca l’epica cavalleresca dei romanzi di Walter Scott, di Massimo d’Azeglio e Tommaso Grossi, giocando un ruolo centrale sulla texture geometrica dei vigneti che lo incastonano.

La torre è la sentinella, l’elemento verticale caratterizzante che si slancia oltre la poderosa massa muraria che ricalca l’antica fortezza.